La Collina delle Croci si trova nel villaggio di Jurgaiciai, a 10 km da Siauliai quarta città della Lituania. La collina è coperto da più’ di centomila di croci ed immagini religiose costruite con materiali più svariati: legno, ferro, pietra, molte delle quali capolavori di arte popolare.
“Bisognerebbe far venire qui l’Europa e tutto il mondo” confidava all’Arcivescovo di Vilnius il beato Giovanni Paolo II salendo a piedi sulla collina durante la sua visita il 7 settembre 1993.
Nata nella prima parte dell’800 come la Collina delle Croci era utilizzata come luogo per i lituani per pregare per la pace, per il loro paese, mettendo delle croci per i cari che avevano perso durante le guerre di Indipendenza.
Il luogo di devozione prese un nuovo significato quando la Chiesa lituana fu duramente colpita dalla repressione comunista. Subito dopo l’invasione sovietica infatti un decreto indicò la Chiesa cattolica come «entità sociale pericolosa», impose prima la chiusura dei seminari, la proibizione della stampa cattolica, il divieto di insegnare la religione nelle scuole, e l’abolizione del concordato con la Santa Sede.
Cominciarono le deportazioni in massa; molti sacerdoti resistenti furono crocifissi. La resistenza continuò anche dopo la seconda guerra mondiale: si combatté ancora a metà degli anni Cinquanta, mentre svariate decine di migliaia di lituani venivano rinchiusi nei gulag.
Durante l’epoca sovietica le croci della collina furono completamente abbattute con le ruspe, per poi essere bruciate e seppellite. Ma dopo ogni demolizione, di cui le quattro principali tra il 1964 ed il 1984, divenivano sempre più numerose.
La gente tornava sempre qui e poco a poco le rimise tutte più’ numerose della volta precedente. Alcuni passavano con le croci per i campi, altri raggiungevano la collina per la strada percorrendo molti chilometri a piedi e quasi sempre di notte perché la milizia pattugliava la zona.
Il Centro Culturale Lepanto in pellegrinaggio in Lituania ha deposto una piccola croce ai piedi della Collina per le intenzioni di tutti gli amici e sostenitori.
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Omelia del Beato Giovanni Paolo II nella celebrazione presso il “Monte delle Croci” del 7 settembre 1993
Veniamo qui – sul Monte delle Croci – per ricordare tutti i figli e le figlie della vostra terra, anch’essi sottoposti a condanne anch’essi mandati in prigione, nei campi di concentramento, deportati in Siberia oppure a Koluma e condannati a morte. (…) Si condannavano degli innocenti.(…)
I superstiti, coloro che furono risparmiati da tali orrori di violenza e di morte, sapevano che davanti ai loro occhi, tra i loro stessi compatrioti e nelle loro famiglie, si stava rinnovando e completando ciò che già si era compiuto sul Golgota, dove il Figlio di Dio “assumendo la condizione di servo”, in quanto uomo “umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte” (Fil 2, 7-8). (…)
I figli e le figlie della vostra terra portavano su questo Monte croci che erano simili a quella del Golgota su cui morì il Redentore. Proclamavano in tal modo la certezza della loro fede che cioè quanti tra i loro fratelli e sorelle erano morti – o piuttosto: erano stati uccisi in modi diversi – “avevano la vita eterna”.
L’amore sopravanza l’odio micidiale – che si è propagato con violenza anche nel nostro continente europeo. È l’amore con cui Dio ha amato il mondo, in Cristo crocefisso e risorto.
Di questo Amore la Croce è segno. La Croce è segno della Vita eterna in Dio. (…)
Che questo Monte rimanga una testimonianza alla fine del secondo millennio dopo Cristo e come annuncio del nuovo millennio, il terzo millennio, della redenzione e della salvezza che non si trova altrove solamente nella Croce e nella Risurrezione del nostro Redentore.





