Lepanto Focus n. 7 12 gennaio 2009
A cura del Centro Culturale Lepanto
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Convegno internazionale del Centro Culturale Lepanto
sul card. Alfons Stickler
Il card. Alfons Maria Stickler (1910-2007) S.D.B, Archivista e Bibliotecario emerito di santa Romana Chiesa morì il 12 dicembre 2007 nel suo appartamento in Vaticano.
Un anno dopo due celebrazioni sono state fatte a Roma in memoria: la prima l'11 dicembre da parte dei suoi confratelli Salesiani con una S. Messa celebrata presso l'Università Salesiana dal cardinal Raffaele Farina.
Un'altra dimensione è stata invece al centro dell'evento del 15 dicembre. Infatti il card. Stickler non è stato solo un uomo di profonda fede e carità ma anche un famoso studioso di grande cultura ed anche questo aspetto è stato trattato estesamente in un simposio all'Istituto Nazionale degli Studi Romani sotto l'egida del Centro Culturale Lepanto ed Una Voce.
I relatori erano l'importante accademico e membro della Pontificia Accademia per la Vita prof. Wolfgang Waldstein insieme a mons. Ignacio Barreiro Carambula, direttore per l'Italia dello Human Life International ed il dott. Claudio Bernabei del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell'Università di Cassino.
Gli oratori sono stati moderati dal prof. Umberto Mariotti Bianchi, Presidente del “Gruppo dei Romanisti”.
Importanti le lettere di sostegno e di adesione all'iniziativa lette all'inizio dei lavori: il Segretario di Stato cardinal Tarcisio Bertone ha scritto un lungo messaggio agli organizzatori della "lodevole iniziativa" auspicando "che gli esempi di fede e di instancabile dedizione alla Chiesa e al Vangelo offerti dal defunto porporato suscitino in quanti lo hanno conosciuto e stimato un rinnovato impegno nella testimonianza del perenne messaggio evangelico", e invocando sui partecipanti "la celeste protezione di Maria Ausiliatrice e l'abbondanza delle divine benedizioni".
Da parte sua il Prefetto della Pontificia Commissione Ecclesia Dei Cardinal Castrillon-Hoyos ha espresso "la più sentita solidarietà per questa iniziativa ... e ai sodali di Una Voce come anche del Centro Culturale Lepanto giunga il mio più sentito augurio di ogni Bene nel Signore", mentre il Cardinal Francis George, OMI, arcivescovo di Chicago e presidente della Conferenza Episcopale USA: “Il Cardinal Stickler ha amato la verità perchè ha amato Cristo che è la Verità", ha scritto, "Questo simposio farà risuonare ancora la sua voce, sono grato agli organizzatori".
Numerose le personalità presenti, tra le quali ricordiamo la prof. Gertrud Stickler, sorella del Cardinale, l'ambasciatore d'Austria presso la Santa Sede S. E. Martin Bolldorf, il diplomatico Adam Packer della Ambasciata U.S.A. presso la Santa Sede ed il Vice Presidente della Camera dei Deputati l'on. Rocco Buttiglione.
In memoria del Cardinal Alfons Maria Stickler con gratitudine
di Wolfgang Waldstein
Cardinal Stickler appartenne senza dubbio alle piú grandi personalitá della Chiesa. Il 27 marzo 2007 poté festeggiare il 70/o anniversario della sua ordinazione a sacerdote in occasione del quale Papa Benedetto XVI gli invió una meravigliosa lettera personale di congratulazioni. In questa lettera il Papa scrive tra l´altro: "Plurimi te aestimantes, qui inter Purpuratos Patres es senior et tamquam Patriarcha factus, tecum Deo laudis canticum extollere volumus pro omnibus Eius beneficiis tam copiose tibi collatis".
Per la Chiesa la morte di Stickler è una perdita difficilmente misurabile. Tuttavia ci sono rimaste numerose sue opere. Esse potranno essere piú pienamente comprese nel loro significato quando sará possibile parlare liberamente da una maggiore distanza di sviluppi nella Chiesa che le hanno causato grave danno. Per questo è di inestimabile significato una conferenza, che Stickler tenne presso l’"Accademia teologica estiva internazionale 1997" ad Aigen nel Mühlkreis dal tema: "Ricordi ed esperienze di un Perito conciliare della Commissione liturgica". Di questa ci occuperemo piú approfonditamente.
Innanzitutto bisogna presentare brevemente le principali tappe della vita di Stickler. Il Cardinale Alfons Maria Stickler nacque a Neunkirchen nell´arcidiocesi di Vienna il 23 agosto 1910, secondo di dodici figli. Entrato nel noviziato della Congregazione salesiana in Germania, prese i primi voti il 15 agosto 1928. Compiuti gli studi filosofici in Germania e in Austria completó gli studi teologici a Benediktbeuern in Germania e successivamente a Torino e a Roma. Nella Basilica di San Giovanni in Laterano venne ordinato sacerdote il 27 marzo 1937.
Dopo aver seguito i corsi di Diritto Canonico e Civile all'Istitutum Utriusque Iuris dell'Università Lateranense dal 1936, conseguí la laurea nel 1940, ottenendo subito la nomina di docente all'Università Salesiana presso la facoltà di Diritto Canonico prima a Torino e poi a Roma dove, nel 1957, si trasferí l'Università Salesiana. Decano della facoltà di Diritto Canonico dal 1953 al 1958, fu Rettore Magnifico della medesima Università dal '58 al '66.
Il 25 marzo 1971 venne nominato dal Santo Padre Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. In questa veste promosse la costruzione del grande magazzino sotterraneo per garantire la migliore conservazione di tutti i codici della Biblioteca ed altri ampliamenti per rendere più agevole il lavoro di consultazione degli studiosi. (...)
I frutti della sua intensa attivitá di studioso sono abbondanti. Nell´opera "Studia in honorem Eminentissimi Cardinalis Aphonsi M. Stickler sono esaustivamente indicati i suoi meriti scientifici. Essi sono espressi dall´editore Cardinal Castillo Lara nella Praefatio con le seguenti parole: Quod, humanissime Lector, opus prae manibus habes, hoc Eminentissimo Domino Alphonso Mariae S. R. E Cardinali Stickler, S.D.B., Historiae Iuris Canonici investigatori optime merito, ab alumnis, collegis, sodalibus oblatum est, honoris documentum gratique animi pignus.
Come Rettore dell´Universitá salesiana, Stickler divenne presto, usando le sue parole, "consulente delle Congregazioni romane per i seminari e le universitá, e fu dalla fase antepreparatoria fino all´attuazione delle decisioni conciliari membro della Commissione guidata da questo Dicastero romano". Inoltre venne nominato "Perito della Commissione per il Clero". Stickler descrive poi l’evento piú importante per la Chiesa e per la sua vita: "Poco prima dell´inizio del Concilio mi convocó il Cardinale Larraona, di cui ero stato allievo durante i miei studi di diritto all´Universitá Lateranense e che era stato nominato presidente della Commissione conciliare per la Liturgia. Egli mi comunicó di avermi proposto come Perito di questa Commissione." Davanti alle obiezioni secondo le quali Stickler "era giá fortemente impegnato come Perito conciliare" il Cardinale insistette con la sua proposta “considerando che, per le esigenze delle norme liturgiche di diritto canonico, dovevano essere coinvolti anche gli esperti di diritto canonico".
Il 9 novembre 1972 venne conferita al Professor Stickler la laurea honoris causa in Scienze giuridiche dell´Universitá di Salisburgo. Questa fu l´occasione in cui lo conobbi personalmente per la prima volta. Altre lauree honoris causa gli vennero conferite dalle Universitá di Monaco e di Innsbruck. Fu membro di numerose accademie e ottenne diversi alti riconoscimenti.
Durante i escursioni di studenti della Facoltá di Giurisprudenza di Salisburgo a Roma il Cardinal Stickler, nel suo ruolo di Prefetto dalla Biblioteca Vaticana, preparava e accompagnava con amore e gentilezza le visite alla Biblioteca Vaticana. Potemmo vedere i manoscritti di importanti fonti del diritto romano che si trovano nella Biblioteca Vaticana. Nel 1984 Papa Giovanni Paolo II gli conferí anche la guida dell´Archivio segreto vaticano.
Stickler fu creato Cardinale da Giovanni Paolo II durante il Concistoro del 25 maggio 1985 con il Titolo di S. Giorgio al Velabro. (...) Con il compimento del suo 80/o compleanno il 23 agosto 1990 Stickler venne sollevato dalla responsabilitá dei suoi incarichi. (...)
Della vita incredibilmente ricca di Cardinal Stickler che con incorruttibile preveggenza seppe riconoscere i pericoli di diversi sviluppi nella Chiesa, voglio approfondire in particolare quel compito che riguarda profondamente la vita della Chiesa.
Come giá menzionato, nel contesto degli sviluppi della Riforma liturgica, l´evento piú importante nella vita di Cardinal Stickler fu la nomina a Perito conciliare nella Commissione liturgica. Le sue conoscenze dirette degli sviluppi sono di inestimabile significato per la comprensione di ció che avvenne effettivamente nella realizzazione della Riforma liturgica. Cardinal Stickler in persona disse: "Attraverso questo incarico non cercato vissi il Vaticanum II dal primo inizio poiché è noto che la Liturgia era stata posta come primo tema sulla lista del dibattito". Stickler aggiunse poi che poté acquisire "durante questo lavoro una chiara conoscenza dei desideri dei Padri conciliari e anche del senso corretto dei testi votati e approvati dal Concilio". Stickler espresse poi la sua meraviglia quando, dopo "aver preso visione della stesura definitiva del nuovo Missale romanum dovette constatare che il suo contenuto non corrispondeva in molti punti ai ben noti testi conciliari, molto era stato cambiato, ampliato e molto era addirittura contrario alle disposizioni conciliari". Stickler descrisse il suo stupore, il suo scontento, addirittura "la sua indignazione soprattutto per singole contraddizioni dalle conseguenze di ampia portata che necessariamente erano da prevedere".
Stickler decise di recarsi dal Cardinale Gut che l´8 maggio 1968 era stato nominato Prefetto della Congregazione dei riti. L´udienza si tenne il 19 novembre 1969. Stickler poté "sfogarsi" in tutta calma, come egli stesso disse. Il Cardinal Gut rispose di condividere in pieno le preoccupazioni di Stickler, ma sottolineó che "la Congregazione del rito non aveva alcuna colpa poiché l´intero lavoro di Riforma era stato svolto dal Consilium, espressamente nominato a questo scopo dal Papa e alla cui guida Paolo VI aveva posto il Cardinal Lercaro come Presidente e Padre Bugnini come Segretario. Questo Consiglio aveva lavorato alle dirette dipendenze del Papa" .
Cardinal Stickler racconta poi come avvenne che Bugnini, appena nominato, venne tragicamente eletto, grazie all´intervento del "gruppo di liturgici di tendenze piuttosto moderne" a "Segretario del nuovo Consilium per l´attuazione della Riforma". Il nominato Padre Antonelli che in seguito divenne Cardinale, lasció una descrizione minuziosa degli eventi riguardanti l´attuazione della Riforma nei suoi diari pubblicati da Nicola Giampietro O.F.M. Cap. 1998.
Il Cardinal Stickler continua: "Queste due nomine di Cardinal Lercaro e di Padre Bugnini nelle posizioni chiave del cosiddetto Consilium diedero la possibilitá di esprimersi durante l´attuazione della Riforma a voci che durante il Concilio non avevano avuto l´ascolto desiderato e fecero tacere altre voci poiché l´attivitá del Consilium si svolgeva in zone di lavoro inaccessibili ai non membri".
Uno dei fatti piú incredibili, oggi quasi sconosciuto, attraverso il quale tuttavia si chiariscono inequivocabilmente gli obiettivi degli autori della Riforma, è la definizione della Santa Messa al Numero 7 dell´Introduzione generale al nuovo Messale.
Per me è incomprensibile il fatto che il Cardinal Gut, in quanto Prefetto della Con-gregazione, e Padre Anto-nelli, in quanto Segretario, abbiano apposto le loro firme al Decreto con cui venne introdotta questa Institutio generalis. Cardinal Stickler dice a proposito di questo Numero 7: “invece del sacrificio compiuto dal sacerdote in quanto alter Cristus davanti a Dio subentra, il banchetto dei fedeli congregati presieduto dal sacerdote".
Poiché questa definizione non avrebbe mai ottenuto l’approvazione del Concilio, essa dimostra anche che l’affermazione, secondo cui la nuova Liturgia è quella del Concilio, è completamente sbagliata. Ecco la definizione: Cena dominica sive Missa est sacra synaxis seu congregatio populi Dei in unum convenientis, sacerdote praeside, ad memoriale Domini celebrandum.
Nella traduzione ufficiale tedesca la frase è cosí formulata: "La cena del Signore - la Messa - è la santa riunione del popolo di Dio, che guidata dal prete officia la cerimonia in ricordo del Signore". Guardando dallo sfondo di tutto ció che la dottrina della Chiesa ha affermato fino agli articoli 7 e 47 della Costituzione liturgica e nell´Enciclica Mysterium fidei sull´essenza della Santa Messa, è chiaro ad ogni osservatore imparziale che questa definizione non è compatibile con questa dottrina.
Nella valutazione di questa definizione non ci si deve per fortuna affidare a presunzioni o, come Bugnini pensava, a insinuazioni per capire, da quale spirito nasce. Il piú determinante esperto della Conferenza episcopale tedesca su questioni liturgiche, che dal 1964 fino a 1969 svolse il ruolo di Peritus del Consilium, chiarisce di persona la questione. In un saggio su tradizione e progresso nella Liturgia, E. J. Lengeling definí nell´anno 1975 come progresso la teologia sacramentale della Messa supportata ecumenicamente, che si manifesta nella sopra riportata definizione della Messa.
I Cardinali Ottaviani e Bacci, come è noto, inviarono il 25 settembre 1969 a proposito di questa "Introduzione generale" un esame critico della nuova Messa a Paolo VI, in cui a questa definizione tra l´altro si aggiunge: "Qui non si trova nessuno dei fondamentali valori dogmatici della Messa, che ne costituiscono la vera definizione. La voluta omissione equivale al suo ´superamento´ e quindi almeno nella pratica, alla sua negazione".
Il Cardinal Stickler indicó che la pesante e accuratamente documentata critica dei due cardinali spinse Papa Paolo VI a mandare al macero l´Institutio generalis del 1969 e di ordinarne la correzione. La nuova versione venne pubblicata "su incarico del Papa" con Decreto del 26 marzo 1970, quindi appena un anno dopo la prima pubblicazione della Liturgia riformata. Questa è una procedura senza precedenti nella storia della Chiesa.
Nonostante questa definizione della Santa Messa, la Congregazione dei riti osó affermare ufficialmente che l´esame dell´Institutio da parte dei Padri conciliari, quindi di quel Consiglio che aveva elaborato la nuova Liturgia e approvato l’Istitutio, non avrebbe potuto constatare alcun errore dottrinale. Quindi non si sarebbe dovuto considerare in alcun modo le obiezioni e le modifiche non sarebbero in sé state necessarie. Si assicura anche che, nella sostanza, non è effettivamente stato cambiato nulla.
Lengelin ci spiega invece molto apertamente di che cosa si trattasse realmente: "La nuova versione del 1970 estorta con attacchi reazionari, che solo grazie all´abilitá dei redattori evita conseguenze peggiori, emerge dalle secche delle teorie del sacrificio postridentine e rispecchia il consenso che si delinea in alcuni documenti interconfessionali degli ultimi anni".
L´esperto di liturgia salisburgese Franz Nikolasch parla di uno "sviluppo errato della comprensione della fede negli ultimi decenni" (qui si intende il periodo dopo il Tridentinum) che ha portato a una errata comprensione liturgica. Il progresso conciliare ha alla fine fatto in modo che "la nostra comprensione liturgica attuale sia diametralmente opposta alla comprensione preconciliare". Questo puó solo significare chiaramente che la nuova lex orandi, secondo questa comprensione, è "diametralmente opposta" alla lex credendi cattolica che dopo il Concilio non puó essere altra che quella prima del Concilio stessa.
É un fatto incontestabile che gli esperti di Liturgia, perlomeno nell´ambito di lingua tedesca ma anche in Francia e sicuramente anche in altri paesi, abbiano voluto conservare le concezioni di Bugnini, di Lengelin e di altri membri del Consilium anche dopo la correzione del 1970. Sapendo che le conseguenze di questi sviluppi erano giá state indicate sin dall´inizio, anche se invano, non ci si puó piú sorprendere che, secondo una statistica pubblicata in occasione della Giornata ecumenica della Chiesa dell´anno 2003 a Berlino, il Cardinale Leo Scheffczyk dovette rilevare nella revista "Theologisches" 33 Nr. 8/9 (2003) sp. 347 che "l´88 per cento dei cattolici in Germania non saprebbe riconoscere alcuna differenza tra l´Eucaristia cattolica, il Santo sacrificio della Messa e la Cena evangelica".
Non ho rilevato alcun segnale che, considerando questi risultati della realizzazione e dell’attuazione della Riforma liturgica, ci si sia posti ufficialmente la domanda se ció è la reale e sicura auspicabile "utilitá per Chiesa" come la pretende l’articolo 23 della Costituzione della Liturgia sacra come presupposto per cambiamenti. La definizione di Messa del 1969 contraddice addirittura il nome della Costituzione "sulla Liturgia sacra", perché secondo la definizione non è la Liturgia, piú precisamente la Messa, ad essere sacra, ma "la riunione del popolo di Dio". Questo è senza dubbio un cambiamento letteralmente rivoluzionario. Ma sicuramente piú preoccupante é a mio avviso il fatto che i Vescovi presenti alla Giornata ecumenica della Chiesa, di fronte a questi documenti statistici non abbiano dato segni di spavento davanti a questa catastrofe per la Chiesa cattolica.
I sconvolgenti dettagli sulla contraddizione riguardo alle norme del Concilio che il Cardinale Stickler riferisce non possono essere qui riportati. Devo comunque sottolineare un fatto che il Cardinal Stickler non ha affrontato nella sua conferenza. Esso dimostra che la tesi di una Liturgia del Concilio è assolutamente sbagliata e fuorviante. Il risultato del lavoro del Consiglio (Consilium) fu la cosiddetta "Missa normativa". Su di essa dovevano decidere i Padri del Sinodo dei Vescovi dell´anno 1967. Come riferisce Bugnini, il 24 ottobre 1967 davanti ai Padri sinodali riuniti "nella Cappella Sistina si svolse un esperimento con la ´Missa normativa´". Egli descrive anche personalmente le reazioni dei Padri. Bugnini ammise "che l´esperimento fallí" e aggiunse a questo proposito: "Sí, in un certo senso esso portó all´opposto e influenzó negativamente la votazione" . E inoltre aggiunge: "La celebrazione deve aver dato a molti Padri l´impressione di qualcosa di artificiale, sapeva troppo di scienza e troppo poco di parrocchia". E questa impressione di Bugnini coglie senza dubbio anche il punto decisivo riguardo al quale il Cardinal Ratzinger si espresse come segue: "In questo modo, infatti, si è sviluppata l´impressione che la Liturgia sia ´fatta´, che non sia qualcosa che esiste prima di noi, qualcosa di ´donato´, ma dipende dalle nostre decisioni" .
Come riferisce Bugnini, alla domanda principale: "Siamo favorevoli in generale alla struttura della ´Missa normativa´?", il risultato della votazione fu, considerando 176 voti, di 71 voti a favore, 43 voti contrari diretti e 62 voti "iuxta modum" che dovevano essere calcolati come voti contrari. In questo modo la "Missa normativa", considerando un rapporto di 71 voti favorevoli contro 105 contrari, non aveva ottenuto il consenso di quei Vescovi sinodali che erano stati chiamati ad introdurla. Appena quattro anni dopo l´approvazione della Costituzione liturgica del Concilio non si era ottenuto da parte dei responsabili Vescovi sinodali la necessaria approvazione per ció che i Riformatori volevano presentare come realizzazione del compito del Concilio.
Quindi la "Missa normativa" puó ancora meno essere attribuita al Concilio stesso. Le manifestazioni legate alla Riforma liturgica rendono tuttavia comprensibile che la si volesse volentieri rendere inattaccabile con l´autoritá del Concilio. Senza che un Sinodo, che sicuramente non avrebbe approvato nemmeno la versione del 1969, se ne occupasse nuovamente, la nuova Messa venne comunque introdotta.
A questo punto, tuttavia, il Papa dovette ordinare considerando le esposizioni dei Cardinali Ottaviani e Bacci che il nuovo messale appena pubblicato venisse mandato al macero, come testimonia anche il Cardinal Stickler, e venisse pubblicata una versione corretta apparsa su disposizione del Papa nel 1970. Anche in questo caso diventa chiaro che il contenuto del nuovo missale non puó scaturire dal Concilio. Addirittura un nuovo libro di religione per il settimo livello delle scuole medie pubblicato recentemente in Austria contiene l´orgogliosa e illuminante spiegazione secondo la quale il Concilio ha dato solo l´impulso per una Riforma liturgica e che la Riforma stessa sia stata presa nelle proprie mani e "ulteriormente pensata".
Il Cardinal Stickler affronta poi i lavori di Klaus Gamber, in particolare il suo libro "La Riforma della Liturgia romana, Storia pregressa e problematica" pubblicato nel 1979 (seconda edizione 1981). Stickler dice di Gamber: "Egli giunge alla conclusione che oggi ci troviamo davanti alle macerie di una tradizione di quasi 2000 anni. Oggi non si osa quasi piú porre la domanda se, dopo questo smantellamento, si giungerá mai ad una ricostruzione del vecchio ordine. Tuttavia non bisogna abbandonare la speranza)". Molto similmente valuta la situazione il Cardinale Ratzinger nel suo libro "La mia vita" quando afferma: "Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipenda in gran parte dal crollo della Liturgia che talvolta viene addirittura concepita ´etsi Deus non daretur´´".
Proprio per dare speranza Stickler afferma poi: "Ma proprio il sempre piú chiaro riconoscimento della situazione reale rafforza la speranza di una possibile ricostruzione che anche il Cardinale Ratzinger vede in un nuovo movimento liturgico che richiami a nuova vita la vera ereditá del Concilio Vaticano II".
Alle conseguenze delle manifestazioni legate alla Riforma liturgica si aggiunge senza dubbio un altro colpo con indubbie gravi conseguenze per la Chiesa. Forze progressiste hanno sviluppato una tattica per compiere un primo passo nella direzione della da loro auspicata ordinazione sacerdotale delle donne. Essi poterono evidentemente convincere della validitá di questo progetto molti vescovi. Nonostante le istruzioni da lei stessa pubblicate, la Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum si è piegata alle lunghe insistenze dei Vescovi.
Il 15 marzo 1994 la Congregazione aveva indirizzato ai presidenti delle Conferenze episcopali una lettera in cui si legge il seguente decisivo passaggio: "Negli ultimi tempi si è rivolto al Consiglio Papale per l´interpretazione dei testi di legge la domanda se le funzioni liturgiche che, secondo il canone 230 § 2 CIC possono essere affidati ai laici, possano essere svolte in egual misura da uomini e donne e se a queste funzioni si possono aggiungere in egual misura altre funzioni del servizio all´altare indicate dallo stesso canone”.
La prima parte della domanda, cioé se possano essere ammessi ai servizi indicati dal can. 230 § 2 anche le donne, la Congregazione aveva piú volte espressamente e chiaramente risposto con un sí. La questione posta era quindi solo una domanda fittizia. Per la seconda parte relativa al servizio all´altare la risposta del diritto canonico vigente, giá fornita dalla Congregazione stessa, era un altrettanto espresso e chiaro no. Ció era stato giá chiarito dalla Congregazione stessa nella "Institutio generalis Missalis Romani" nella versione riveduta del 1970, che al numero 70 afferma: “Omnia ministeria infra ea quae propria sunt diaconi a viris laicis etsi institutionem non receperunt, exerceri possunt. Ministeria quae extra presbyterium peragantur etiam mulieribus committi possunt, iuxta prudens iudicium rectoris ecclesiae, attentis iis quae n. 66 dicuntur circa locum e quo lectiones sacrae scripturae proferendae sunt.
Una traduzione quasi ufficiale di questo testo afferma:
"Tutti gli incarichi, che non sono esclusivi del diacono, possono essere svolti da laici anche se non ne hanno avuto incarico. Servizi da svolgere al di fuori dall´ambito dell´altare, possono essere affidati anche a donne se il Rettore della Chiesa lo ritiene opportuno". In questa traduzione salta subito all´occhio che i viri laici sono stati ridotti a laici. Diventa chiara la tendenza, dominante giá allora, dell´estensione alle donne e la manipolazione del testo per sostenere questo obiettivo, sebbene nel secondo paragrafo poi si abbia dovuto spiegare quali servizi "possono essere affidati anche alle donne".
La dichiarazione del testo latino sul luogo in cui la lettura delle Sacre scritture si debba tenere è semplicemente stata eliminata nella traduzione. In relazione alla dichiarazione precedente ció non poteva che avvenire al di fuori dell´ambito dell´altare. In ogni caso l´Institutio generalis ha una importanza normativa maggiore rispetto alla "Generale introduzione al Messale romano" pubblicata insieme alla costituzione apostolica Missale Romanum. Essa contiene le normative dirette sull´applicazione del nuovo Messale.
Una seconda norma importante è la Instructio termia ad constitutionem de sacra Liturgia recte exsequendam (Liturgicae instaurationes), pubblicata dalla Sacra Congregatio pro Cultu Divino su incarico di Papa Paolo VI. il 5 settembre 1970 (27). Al numero 7 di questa Instrucio si legge: “Iuxta liturgicas normas in Ecclesia traditas, vetantur mulieres (puellae, nuptae, religiosae), ne in ecclesiis quidem, domibus, conventibus, collegiis, institutis muliebribus, ad altare sacerdoti inservire.
Mulieribus autem licet secundum normas de his rebus latas:
a) lectiones proferre, Evangelio excepto. ...; b) intentiones orationis universalis proferre; c) liturgici coetus cantum moderari et organum aut instrumenta perMissa pulsare; etc.
Queste norme sono state nuovamente ribadite nell’istruzione Inestimabile Donum pubblicata dalla stessa Congregazione con approvazione di Papa Giovanni Paolo II e su suo incarico il 17 aprile 1980. Al numero 18 si legge: "Notoriamente sono molteplici i compiti che la donna puó svolgere nella assemblea liturgica: tra l´altro la lettura della parola di Dio e delle intenzioni nella preghiera di intercessione dei credenti. Alle donne non si possono tuttavia affidare i compiti di un accolito (servitore della Messa).
A questo proposito si cita espressamente il numero 7 della sopra indicata Instructio tertia. Le norme della CIC pubblicata solo tre anni dopo si agganciano evidentemente nel Can. 230 a quelle regole.
La comparazione con la Institutio generalis numero 70 e le due Instructiones non puó lasciare dubbi. Quando nel can. 230 par. 2 si dice espressamente: "allo stesso modo tutti i laici possono svolgere i compiti del commentatore, del cantore o altri incarichi secondo le indicazioni del diritto", si intende con diritto esclusivamente quello allora vigente. Questo è stato stabilito espressamente anche dalla Commissione papale per l´autentica interpretazione dei testi delle leggi in uno scritto del 4 ottobre 1985. La domanda posta qui non puó affatto essere compresa come questione interpretativa riguardo al § 2. Essa mira piuttosto ad una modifica della legge nel senso di una abolizione delle norme finora vigenti e delle funzioni previste per il servizio all´altare indicate dal § 2 per poter poi permettere alle donne il servizio all´altare. Nella dichiarazione pubblicata come "interpretazione autentica" si legge: "Patres Pontificii Consilii de Legum Textibus Interpretandis proposito, in ordinario coetu diei 30 Iunii 1992, dubio, quod sequitur, respondendum censuerunt ut infra:
D. Utrum inter munera liturgica quibus laici, sive viri, sive mulieres, iuxta C.I.C. can. 230, § 2 fungi possunt, adnumerari etiam possit servitium ad altare.
R. Affirmative et iuxta instructiones a Sede Apostolica dandas.
Summus Pontifex Ioannes Paulus II in Audientia die 11 Iulii 1992 infrascripto impertita, de supradicta decisione certior factus, eam confirmavit et promulgari iussit". Questo "affirmavite" spiegato superficialmente relativo alla purtroppo altamente insincera domanda della Congregazione, che dovrebbe saperlo bene e dell´accettato dubium del Consiglio papale, che finora non era emerso, si trova nonostante questa spiegazione in manifesta contraddizione con il testo obiettivo della norma, che non venne modificato da questa spiegazione. Allo stesso modo non vennero con ció eliminate tutte le norme precedenti e l´intera tradizione della Chiesa.
Il senso della norma, chiaramente riconoscibile da ogni giurista imparziale, era completamente priva di dubbi anche prima di questa spiegazione che ne altera il significato. Ho preso ampiamente posizione su questo tema in un contributo del 1994 per l´Archivio del diritto canonico cattolico. Questo lo ha affermato anche la ex Pontificia Commissio Codici Iuris Canonoci authentice in uno scritto del 4 ottobre 1985, Prot. N. 697/85 che ho citato nella mia relazione.
Tutta questa procedura, per il Cardinal Stickler, era semplicemente uno scandalo. In una lettera del 27 novembre 2005, in cui Cardinal Stickler mi ringraziava per avergli inviato il mio nuovo contributo su questi temi (33), mi scrisse che "in quella Commissione si infiltrarono persone che non avevano la necessaria formazione canonica ma che vedevano e intendevano sfruttare la possibilitá per esercitare una ambita influenza personale". Egli stesso era stato "membro di questa Commissione" e si ricordava "di impressioni" che allora lo spinsero "a ritirarsi da quella Commissione a causa delle visioni" che gli "erano venute riguardo al Consiglio".
Papa Giovanni Paolo II ha affermato nella sua lettera ai sacerdoti del Giovedí santo 2004 al punto numero 5 tra l’altro: "Sacerdoti pieni di autentico amore per l´Eucaristia trasmettano ai bambini e agli adolescenti lo ´stupore per l´Eucaristia´". Al numero 6 si afferma quanto segue: "Proprio in questa luce, cari fratelli nel sacerdozio, dovete dare la precedenza alla cura dei chierichetti rispetto ad altre iniziative. I chierichetti rappresentano per cosí dire la ‘serra’ per le vocazioni sacerdotali. Se la schiera dei chierichetti nella comunitá parrocchiale viene da voi ben guidata e accompagnata, puó percorrere un autentico cammino di crescita cristiana e in un certo senso costituire una forma di pre-seminario. Educate la comunitá parrocchiale, paragonabile alla famiglia delle famiglie, a riconoscere nei chierichetti i suoi figli, che come giovani piante di ulivo sono radunate intorno al tavolo di Cristo, il pane della vita (vd Ps 128,3)”.
Quando si legge ció e si considerano le conseguenze dell´introduzione delle chierichette, si vorrebbe lanciare un grido di dolore. Poiché io conosco le situazioni che riguardano anche di per sé buone comunitá cattoliche di campagna, in cui ho constatato che non pochi maschietti siedono nei banchi della chiesa, mentre le ragazzine servono all´altare. In giornate di festa solenne con un grande numero di chierichetti il rapporto tra bambine e bambini oscilla. Spesso, tuttavia, le bambine sono in maggioranza. Se si conoscono i problemi dei Padri spirituali con gruppi di chierichetti misti è chiaro che in un tale contesto la preghiera di Papa Giovanni Paolo II espressa un anno prima della sua morte, praticamente non è attuabile.
I parroci mi hanno spiegato che non possono organizzare nessun campo per chierichetti. Non sarebbe possibile organizzare campi separatamente per maschi e femmine ma non sarebbe possibile farlo nemmeno per entrambi i gruppi.
L´educazione sessuale a scuola ha fatto sí che al campo si rechino chierichetti muniti di preservativi e chierichette con la pillola. Tali "schiere di chierichetti" non possono piú essere "un´autentica via di crescita cristiana" o "una serra per le vocazioni sacerdotali". Ma possono incoraggiare la richiesta di ammissione di preti donne. Considerando le reali esperienze riguardo alle conseguenze dell´ammissione delle chierichette, che si possono trarre dalle esperienze dei parroci, è chiaro che ció per cui Papa Giovanni Paolo II si raccomandava nel suo scritto ai preti non è realizzabile nelle circostanze attuali. È incomprensibile che le piú alte istituzioni della Chiesa, ottemperando a ingiustificate richieste dei Vescovi contro il diritto canonico vigente, creino esse stesse grandi ostacoli per la cura delle nuove generazioni di sacerdoti.
Nella citata lettera sulle interpretazioni errate il Cardinal Stickler mi scrisse: "Questa obiettiva scorrettezza nella dichiarazione del Consiglio Papale deve essere riconosciuta come tale dall´autoritá papale e corretta". Ho inviato a Papa Benedetto XVI una copia di questa lettera del Cardinale Stickler.
Considerate tutte le esperienze indicibilmente dolorose dello sviluppo dal Concilio Vaticano II, a proposito del quale Cardinal Stickler mi ripeteva sempre che, dal punto di vista umano non vi era speranza di miglioramento, la elezione di Cardinal Ratzinger a Papa fu per lui come per tutti i credenti, che volevano rimanere fedeli alla vera Chiesa, un miracolo della bontá di Dio, un concreto e tangibile segno della sollecitudine di Cristo per la sua Chiesa. Anche per me è una profonda gioia il fatto che Cardinal Stickler abbia potuto assistere alla pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum.
Questo Motu Proprio ha fornito senza dubbio una essenziale premessa per una possibile guarigione della Chiesa. Con l´articolo 1 le concezioni di Lengeling, Nikolasch e di molti altri, secondo cui la nuova Liturgia si basa su un´altra "Lex credendi" rispetto alla precedente, sono state dichiarate errate poiché il Papa sottolinea a proposito dell´allineare la forma espressiva ordinaria e straordinaria della stessa "Lex orandi" della Chiesa": "Queste due forme di espressione della "Lex orandi" della Chiesa non porteranno in alcun modo ad una divisione della "Lex credendi" della Chiesa poiché sono due forme di applicazione del solo rito romano". Ció vale inoltre per tutti i riti riconosciuti canonicamente ai quali il Concilio, nell´articolo 4 della Costituzione sulla sacra Liturgia, riconosce "stesso diritto e stesso onore".
Un rito cattolico puó esistere solo sulla base della "Lex credendi" cattolica. A proposito della "molteplicitá dei riti cattolici sia quelli latini che orientali" il Cardinal Castrillon Hoyos si è espresso nel suo discorso del 24 maggio 2003 nella basilica di Santa Maria Maggiore come segue: "Ció che unisce la pluralitá di questi riti è la stessa fede nel mistero eucaristico il cui riconoscimento ha garantito sempre l´unitá della Chiesa santa, cattolica apostolica".
Il fatto che con la nuova Liturgia che ha avuto origine dalla definizione del 1969 si sia di fatto diffusa un´altra "Lex credendi" rispetto a quella cattolica non è causato dalla "forma di espressione straordinaria". Piuttosto essa puó contribuire come norma normans a ritrovare l´unitá della "Lex credendi". Con la sua conferenza e la denuncia delle aberrazioni il Cardinal Stickler ha dato anche un importante contributo per la ricostituzione dell’unitá della "Lex credendi" cattolica.
Nel requiem per il Cardinal Stickler, Papa Benedetto XVI ha sottolineato che Stickler ha sempre amato in Cristo la Chiesa. A questo proposito il Papa ha aggiunto dal testamento spirituale del defunto le seguenti parole: "nonostante la scandalosa debolezza dei suoi rappresentanti e membri nel passato e nel presente".
Davanti alla diffusa debolezza, l´impegno di Cardinal Stickler per la Chiesa anche in termini pastorali si è rivelato instancabile fino in tarda etá. Non è possibile in questo ambito onorare la sua opera scientifica. Io stesso gli sono debitore di inestimabile aiuto in molti difficili confronti con i problemi interni della Chiesa. Io potei sottoporgli lavori che, soprattutto quando ero chiamato a criticare decisioni di istituzioni della Chiesa o di suoi rappresentanti, potevo pubblicare con piú tranquillitá sapendo di avere il suo consenso. A Stickler si deve grande gratitudine per tutto quello che ha compiuto. Queste sue prestazioni saranno anche in seguito un importante aiuto per la Chiesa e manterranno a lungo vivo il suo ricordo.
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I nuovi Triarii
di Claudio Bernabei
In un giorno particolarmente felice, ed i cultori di romanistica e di latino qui presenti sanno quale concetti venivano riassunti dagli antichi Romani nel termine FELIX, non a caso sempre accostato al termine IMPERATOR, in un giorno particolarmente felice, quindi, dell’ultimo decennio del secondo millennio cristiano, il 30 ottobre 1993, in un grande e antico palazzo della nobiltà romana, sito di fronte alla sommità del colle Quirinale ove sorge l’omonimo palazzo, e non devo certo venire io a spiegare in queste sale il profondo significato di tutto ciò, S. Em. Alfons Maria cardinale Stickler chiudeva con alate parole il convegno organizzato dal Centro Culturale Lepanto e dall’ufficio romano TFP per presentare l’ultima grande opera del pensatore cattolico Plinio Corrêa de Oliveira, intitolata Nobiltà ed élites tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII al Patriziato e alla Nobiltà romana.
Il professor Correa de Oliveira, il cui centenario della nascita, avvenuta il 13 dicembre 1908, il Centro Culturale Lepanto ha avuto l’onore di celebrare il 13 dicembre 2008 con una Santa Messa in Rito Romano antico all’Altare Privilegiato del Santuario della Madonna del Buon Consiglio di Genazzano, verso cui il pensatore brasiliano nutriva una particolare venerazione, unendosi così alla devozione testimoniata alla miracolosa Immagine da tanti Papi e Santi, non ultimo fra questi l’avo spirituale del Cardinal Stickler, San Giovanni Bosco.
In quel giorno del 1993, nel suo discorso il cardinal Stickler, il quale più volte ha avuto occasione di testimoniare pubblicamente la sua stima per il grande pensatore cattolico, univa i concetti espressi da Plinio Corrêa de Oliveira in questo suo ultimo testo, con quelli espressi nell’altra grande opera del Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e ControRivoluzione.
Infatti, se nel testo presentato nel ’93 si richiamano alle loro responsabilità le élites dirigenti della Cristianità, nel libro che ha portato il pensatore brasiliano alla ribalta mondiale si richiamano tutti i Cristiani alla militanza in difesa dell’Onore di Santa Romana Chiesa.
E così il cardinal Stickler univa nell’appello le “élites tradizionali”, ossia quelle definite dal sangue oppure dal ceto e dal ruolo sociale, alle “élites spirituali”, ossia quelle definite da una scelta personale di militanza.
Entrambe queste élites, ossia, per usare i termini del cardinal Stickler, “queste élites resuscitate” e “queste nuove élites spirituali”., venivano poi sintetizzate nella definizione “le nobiltà spirituali moderne”.
Farei però un grave torto alla spiritualità del cardinal Stickler se tacessi la metafora di cui egli si serve per definire questi operai della vigna del Signore.
Leggo qui le sue parole: “Noi siamo qui a Roma, nel centro di quel orbis romanus conquistato dal genio militare romano che certamente è stato preparato dalla Provvidenza come piattaforma per la diffusione del regno di Dio. Ebbene, questi Romani, nel loro ingegno militare avevano la loro strategia. Schieravano cioè nell’ultima fila i cosiddetti Triari. Quando erano sconvolte la prima, la seconda fila, la terza, risuonava il grido ‘res ad triarios venit’. Cioè era l’ultima possibilità. E questi triari (…) più di una volta, anzi si può dire quasi sempre, riuscivano a (…) rivoluzionare completamente le sorti della battaglia. Noi qui, in questo convegno tenuto a Roma ci domandiamo e ci siamo domandati: chi sono i moderni trarii romani che possono rovesciare la situazione? - prosegue il cardinal Stickler -
Ebbene, il convegno ci ha dato la risposta: sono le élites tradizionali e le élites spirituali (…) Ed è proprio questo il mio augurio, che vorrei comprendere in una preghiera all’Onnipotente perché, attraverso e con l’intercessione della Madonna di Lepanto e di Vienna, questi triarii nuovi, rinnovati, accresciuti attraverso le nobiltà spirituali moderne, possano veramente rovesciare le sorti di questa lotta, di questa sconfitta che ci minaccia tutti e che possano veramente portare a nuove conquiste, a nuovi trionfi dei nuovi e antichi valori umani e cristiani” ( “Lepanto”, Anno XII, n. 134, Dicembre 1993, pp. 7-8)
Ipse dixit, così disse il cardinal Stickler.
Le sue parole sono chiarissime, e non chiedono commento.
Ma un sia pur brevissimo e necessariamente sintetico commento ci è richiesto invece da quello che è lo stimma dei nostri tempi, lo zeitgeist del nostro secolo: la confusione, il fumo concettuale.
Ecco quindi tre brevissime precisazioni:
La prima, sul perché questo dotto intellettuale, questo studioso ed organizzatore di studi, di più: questa anima che ha sempre cercato, prima e dopo il conseguimento della pienezza del sacerdozio, di forzare il suo carattere verso la mitezza evangelica, perché dunque ha ritenuto necessaria questa metafora militare.
Seconda precisazione: se e cosa abbia a che vedere questa metafora militare con una visione panconflittualistica della storia, tipo “scontro delle civiltà” alla Samuel P. Huntington.
Terza precisazione: perché, volendo scegliere una metafora militare, abbia scelto l’inconsueta figura del triario e non quella, evangelicamente più familiare, del centurione o quella più generica del miles christianus o del crociato, visto che nel discorso ha fatto esplicito riferimento alla battaglia di Lepanto ed a quella di Vienna, che furono episodi di Crociata.
Prima precisazione, che va a chiarire anche perché in un quarto del suo stemma ci sia, ancorché incrociata ad un ramo d’ulivo, una spada, non un vomere o una falce da contadino.
Sarebbe riduttivo limitarci a notare l’importanza del concetto di battaglia nella predicazione del progenitore spirituale del cardinal Stickler, ossia di San Giovanni Bosco, il quale volle che sulla facciata della chiesa della basilica di Santa Maria Ausiliatrice di Torino fossero impresse scene della battaglia di Lepanto.
Per inciso, il Centro Culturale Lepanto ha preso il suo nome proprio facendo riferimento alla predicazione di San Giovanni Bosco ed a ciò che il grande Santo intendeva parlando della “nuova Lepanto” che attende Santa Romana Chiesa.
In realtà noi sappiamo quanto orribile e terribile sia la guerra e ciò perché la guerra è figlia del peccato, e porta sul suo volto la somiglianza all’orrore ed al terrore che sono propri della natura del peccato. Richiamo qui quei brevi ma illuminanti cenni che il grande sabaudo Joseph de Maistre dedicò al tema nelle sue Serate di Pietroburgo, nel frammento ironicamente dedicato all’”Elogio del boia”.
Insieme a questo osserviamo non solo i numerosi riferimenti della Sacra Scrittura alla battaglia, ma che addirittura, per il Cristianesimo la storia della Creazione, anzi, per la precisione, la storia della creature razionali inizia e finisce con una battaglia.
La storia della Creazione non ha infatti come oggetto la cronaca della durata del Creato, che, perlomeno in quanto riguarda le creature razionali è, dal momento della loro nascita, infinita.
NO, questa storia riguarda il tempo trascorso dalla libera scelta fra bene e male delle prime creature razionali alla libera scelta fra bene e male delle ultime creature razionali che Dio riterrà di creare.
Alla scelta di peccato di Lucifero e degli angeli suoi seguaci seguì il grido di battaglia di San Michele Arcangelo: QUIS UT DEUS?
Alla scelta degli ultimi uomini fra la legge di Cristo e quella dell’antiCristo seguirà la battaglia di Armageddon.
Ma come mai, di fronte alla ribellione di Lucifero e soci, Dio Onnipotente non li scagliò personalmente negli Inferi, come avrebbero indubbiamente fatto gli Zeus ed i Giove pagani, scagliando folgori a raffica?
Mentre invece gli Angeli fedeli avrebbero potuto limitarsi ad intonare lodi alla SS.ma Trinità.
Ma come mai, di fronte alla ribellione dell’antiCristo, il Cristo, ormai arrivato al momento della Parusia, non provvederà personalmente a spalancare il suolo sotto i piedi dei ribelli, mentre i fedeli, già oggetto di persecuzione, potrebbero limitarsi a pregare in ginocchio, levando inni e canti alla Gloria di Dio?
Perché Dio vuole che i Suoi fedeli scendano in battaglia, spirituale o materiale che sia?
Mi limito a porre la domanda.
Sia pure sommariamente voglio invece chiarire la seconda questione, ossia quanto sia differente la visione cristiana della battaglia dalla visione panconflittualista di chi ritiene con Eraclito che “Polemòs di ogni cosa è padre”, e ad Eraclito fanno esplicitamente riferimento Marx ed Engels i quali enunciano una genealogia del materialismo storico-dialettico che dal pensatore greco, passando per il turbinio atomico epicureolucreziano arriva al Machiavelli allo Spinoza ed a loro, nonché il giurista del Terzo Reich Carl Schmitt, che in più pretende di radicare il suo panconflittualismo all’interno della SS.ma Trinità.
Tra Marx, Schmitt e l’hegelian-nichilista Alexandre Kojève troviamo i padri culturali degli odierni panconflittualisti, per i quali lo scontro fra civiltà è pura e necessaria storia di natura, indipendentemente dalla supposta superiorità di questa o quest’altra civiltà, così come pure storia naturale era per Marx la lotta di classi, si badi bene, non di classe come una cattiva ma invalsa traduzione ha poi voluto o per gli hitleriani era la lotta fra razze, il cui fondamento non era la superiorità ma la diversità fra razze.
Per tutti costoro la storia è come un eterno sbattere fra di loro di palle da biliardo di colore diverso ma ontologicamente uguali, senza fine né speranza, come il moto browniano delle molecole in un liquido in perenne ebollizione.
Esiste invece per il Cristiano la SS.ma Trinità, e nella Creazione un ordine ontologico che si struttura nella maggiore o minore vicinanza a Dio ed alla Sua Chiesa
Già nel dialogo di Platone sulle LEGGI l’Ateniese confuta il panconflittualismo proposto dal Cretese osservando che il conflitto fra Greci e barbari non è fra eguali, data la maggior civiltà dei Greci, ed anche nella cosiddetta stasis, il conflitto intestino ad una polis, una città stato greca, o comunque fra Greci, che apparentemente si manifesta fra eguali, non coinvolge in realtà istanze che hanno la medesima dignità e consistenza ontologica, ma l’oggettività del bene e la diversa – e minore – oggettività del male.
E sempre per il pensatore ateniese analogamente una battaglia si svolge nell’interiorità dell’uomo, ove pure non esiste uguaglianza fra ragione e sensi ma ritroviamo un ordine gerarchico dove non solo i sensi non hanno diritto di ribellarsi alla ragione, ma anche il Bene è ontologicamente superiore al Male, mentre invece per i panconflittualisti entrambi sono uguali, le due facce della medaglia, e perciò occorre andare “al di là del Bene e del Male”. Constato quindi che il panconflittualismo ci riporta esageratamente indietro rispetto al fiorire della civiltà grecoromana.
Infine veniamo ai Triarii, RES ACTA AD TRIARIOS.
Come osservava il nostro dotto Stickler la LEGIO romana del periodo classico si articolava su quatto file, come anche ce la descrive Polibio: la prima fila era formata dai più giovani, armati alla leggera, con spada, giavellotti da lancio e uno scudo leggero, i VELITES; la seconda e la terza fila formava il grosso della Legione, erano gli HASTATI ed i PRINCIPES: entrambi portavano l’armatura completa ( cui i PRINCIPES, di censo superiore, aggiungevano una cotta di ferro), un grande scudo rettangolare, elmo con pennacchio, gladio e due giavellotti più pesanti.
HASTATI e PRINCIPES erano gli uomini nel pieno della maturità e della forza fisica.
Armatura ed armamento simile avevano gli uomini dell’ultima fila, i TRIARII, solo invece dei giavellotti avevano lunghe lance, secondo il vecchio stile oplitico.
Erano più vecchi degli altri, quindi fisicamente meno forti, ed anche meno numerosi, dato il livello dell’assistenza sanitaria dell’epoca che facilitava nel corso dell’aumentare degli anni di vita di un uomo mutilazioni e morte per cause che oggi un antibiotico risolverebbe.
Quale rilevanza dare allora ad uno schieramento inferiore per numero e per forza fisica in tempi in cui si combatteva con spade e lance?
Ma i Romani avevano quel genio militare ricordato dall’eminentissimo Cardinale, quel genio che derivava dalla particolare sensibilità romana verso la legge naturale, legge non solo nel senso giuridico, talché il linguaggio giuridico romano è ancor oggi attuale a livello mondiale; legge non solo nel senso fisico, talché la maggioranza delle costruzioni romane, quali ponti, acquedotti, etc., sono in piedi ancor oggi, a meno che non siano state volutamente demolite; ma anche legge nel senso psicologico.
I Romani avevano osservato che in molti casi una battaglia si decide prima che i vincenti abbiano ucciso o comunque messo fuori combattimento la maggior parte dei perdenti.
Anzi la Storia insegna che la maggior parte degli sconfitti viene massacrata dopo, e non prima, che comincino a sbandarsi, a fuggire.
I Romani avevano anche notato che esiste in battaglia una confusione, un’incertezza, ciò che secoli dopo il von Clausewitz avrebbe definito “nebbia di guerra”, che fa sì che ad un certo momento uomini ancora in forze, ancora in grado di combattere e vincere, comincino a sbandarsi, a convincersi che la battaglia è persa, che i loro capi li abbiano traditi, che per incapacità li abbiano trascinati alla rovina, ed allora si perdono d’animo, ed allora smettono di combattere.
Ed allora RES VENIT AD TRIARIOS: allora una minoranza di uomini, più vecchi, più deboli, ma esperti e lucidi, si schierano per ridare un senso alla battaglia, dare un segnale di fiducia nei capi, ridare a VELITES, HASTATI e PRINCIPES un motivo per continuare a combattere, ricompattare così le fila dei combattenti e spingerli a rovesciare le sorti della battaglia.
E’ questo il compito cui il cardinal Stickler, nell’autunno di quell’anno e di quel millennio, chiamava i partecipanti al convegno e tutti i buoni Cristiani desiderosi di militare in difesa dell’Onore di Dio e della Sua Santa Romana, Cattolica e Apostolica Chiesa.
Quelle parole di Sua Em.za Alfons Maria cardinal Stickler sono ancora vibranti nel nostro ricordo e nel nostro cuore.